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Palazzo Ducale di Venezia
 
 
 
Palazzo Ducale di VeneziaIl Palazzo Ducale, uno simboli della città di Venezia e capolavoro del gotico veneziano, sorge nell'area monumentale di piazza San Marco, tra la Piazzetta e il Molo. Antica sede del Doge e delle magistrature veneziane, è oggi sede del Museo Civico.

L'edificazione del palazzo iniziò presumibilmente nel IX° secolo, a seguito del trasferimento della sede ducale da Malamocco all'odierna Venezia, definitivamente sancito nell'812 durante il dogado di Angelo Partecipazio.

Dell'originale impianto, eretto forse su modello del Palatium di Diocleziano di Spalato, oggi nulla sopravvive: nell'828, con l'arrivo delle spoglie dell'Evangelista, vi si affiancava la primitiva basilica marciana, nell'864 vi subivano un lungo assedio i ribelli responsabili dell'uccisione del doge Pietro Tradonico ed infine nel 976 vi trovavano la morte Pietro IV Candiano e il figlio e co-reggente durante una rivolta cui seguì un furioso incendio che distrusse l'intero palazzo e gran parte della città.

Seguì la ricostruzione avviata da Pietro I Orseolo (976-979), un nucleo fortificato costituito da un corpo centrale e da torri angolari, circondato dall'acqua.

Il complesso subì una prima grande ristrutturazione, che trasformò la fortezza originaria in un elegante palazzo privo di fortificazioni. Un nuovo ampliamento fu realizzato tra la fine del ‘200 e i primi del '300, per servire alle nuove esigenze dello stato repubblicano seguite alla Serrata del Maggior Consiglio, la cui sala venne ampliata. Nel 1310 venne represso un tentativo di assalto al palazzo nel corso di una congiura guidata da Bajamonte Tiepolo.

A partire dal 1340, sotto il dogado di Bartolomeo Gradenigo, il palazzo cominciò una radicale trasformazione verso la forma attuale. Nel 1404 venne terminata la facciata sul molo, nel 1423, vennero avviati i lavori sul lato verso la piazzetta e la basilica, nel il 1439 iniziarono anche i lavori per la Porta della Carta, su progetto degli architetti Giovanni e Bartolomeo Bon (autori della Ca' d'Oro), e l'intero complesso di opere, svoltesi durante il lungo dogado di Francesco Foscari, venne terminato nel 1443. Dopo il grande incendio del 1483 venne riedificata la parte interna con lavori che proseguirono sino al 1492 e la costruzione della Scala dei Giganti. Tra il 1575 e il 1580 Tiziano e Veronese vennero chiamati a decorare gli interni del palazzo e la loro opera finì per inserirsi nella ricostruzione delle sale dell'ala meridionale seguita all'incendio del 20 dicembre 1577.

All'inizio del XVII° secolo furono aggiunte le cosiddette Prigioni Nuove, al di là del rio, ad opera dell'architetto Antonio Contin. Questo nuovo corpo di fabbrica, sede dei Signori della Notte, magistrati incaricati di prevenire e reprimere reati penali, viene collegato al Palazzo tramite il Ponte dei Sospiri, percorso dai condannati tradotti dal Palazzo, sede dei tribunali, alle prigioni.

Dopo la caduta della Repubblica di Venezia, la cui fine fu decretata nella seduta del Maggior Consiglio del 12 maggio 1797, il Palazzo non venne più utilizzato come sede del principe e delle magistrature, ma fu adibito a sede di uffici amministrativi degli imperi napoleonico e asburgico. Le prigioni conservarono la loro funzione e furono oggetto degli scritti di Silvio Pellico. Con l'annessione di Venezia al Regno d'Italia il Palazzo subì cospicui restauri e nel 1923 venne destinato a museo, quale è tuttora.
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